Dal 1675 ad oggi

La storia dell'edificio

Si direbbe che gli abitanti di Balerna abbiano voluto conservare in Sant'Antonio un ricordo del paesaggio idillico che godeva il Mendrisiotto prima della costruzione dell'autostrada; anzi, proprio a chi vi transita, la chiesetta sul colle di Cereda appare – fuggevolmente – come una graziosa signorina, ornata di una corona d'alberi e di edicole.

Cronologia

Le tappe principali

1675
Esecuzione della bella statua in legno di Sant'Antonio, che porta questa data.
1688
Benedizione della chiesa. Pagamento ad Andrea Silva di Morbio Inferiore per la sistemazione dell'edificio. Esecuzione degli affreschi: i quattro episodi delle storie del Santo sulle pareti della navata e la Gloria del Santo sulla voltina dell'altare, opera della bottega di Francesco e di Innocenzo Torriani di Mendrisio.
1747
Recinzione dell'area del colle per evitare che, durante l'annuale fiera del bestiame, gli animali entrassero nell'area sacra.
1748
La visita pastorale cita il portico davanti all'ingresso, la bellissima balaustra marmorea, la cantoria ornata di finte architetture dipinte, il nuovo campanile e ben sei stanze del romitorio.
1752
Erezione delle cappelle della Via Crucis, originariamente ornate da pregevoli affreschi di Raffaele Suà di Sagno (1708–1766).
1830–1850
Lo scenografo balernitano Giovanni Tarchini, attivo al teatro della Scala di Milano, esegue i decori geometrici della facciata e la finta abside prospettica di gusto neogotico.
1855–1860
Antonio Rinaldi di Tremona (1816–1875) esegue i dipinti della Vita del Santo nell'atrio davanti alla porta principale.
1930
Il giovane scultore Fiorenzo Abbondio esegue i pannelli in terracotta per le cappelle della Via Crucis. Poco dopo la chiesa subisce una radicale trasformazione: nuova facciata ornata dagli affreschi di Torildo Conconi, portico a sud, riassetto delle aree circostanti e decorazione della volta.
1948
Gli affreschi del Conconi vengono strappati dalla facciata (oggi visibili nel locale retrostante) e viene posato il pavimento di marmo.
1956
Statua di Sant'Antonio che predica ai pesci di Renzo Fontana, collocata nel giardino davanti all'ingresso. Dipinti nel portico laterale di Pietro Verzetti (Vercelli, 1876 – Como, 1952).
1962–1985
Altare liturgico progettato dall'architetto Tita Carloni; successivamente (1972) sostituito da uno di Alberto Finzi con tabernacolo di Milo Cleis; nel 1985 tabernacolo smaltato di Costantino Sassi.
1995
Gino Macconi esegue il mosaico nella «finta facciata» rivolta verso l'autostrada.
2002–2005
Diversi lavori di restauro a numerose opere pregevoli: la statua del Santo, il Crocifisso antico, dipinti, la cappella, gli arredi. Restauro anche di opere provenienti dalla Nunziatura riconducibili a Sant'Antonio.

Il testo completo

Interno del Santuario di Sant'Antonio
Interno del Santuario

Più che dalla comoda strada che passa accanto al grotto e sfocia in un posteggio, è meglio arrivarci arrancando lungo la salita selciata, così che – infine – il portico laterale adempia alla sua funzione accogliente e l'infilata della Via Crucis inviti a circolare sul verde alberato.

Meritano un'attenta considerazione già le opere all'esterno, ma è un piacere scoprire, oltre la piccola porta d'entrata, il vivo senso della premura e dell'affetto tenace che i balernitani hanno concretizzato nella decorazione della loro chiesetta; a volte – storicamente parlando – con eccesso di zelo cioè cancellando preziose testimonianze d'arte e d'artigianato, ma sempre con l'onesta intenzione di "far sempre meglio".

E non è solo sincera devozione, è anche orgoglio civico ed espressione di quella solidarietà extratemporale, che si manifesta nel far cose durevoli e con l'intenzione di essere "per tutti", specialmente per le generazioni future. Esempio perfetto di questo cercato e mantenuto legame generazionale è l'aver scelto per la festa padronale una scadenza "lunga", cioè di 25 anni.

Così si presenta Sant'Antonio: manifestazione di una dozzina di generazioni di antiche famiglie patrizie, di piccola nobiltà o di borghesi intraprendenti, di artigiani ed artisti abili e "internazionali", o di contadini. Per ciascuna tipologia sempre almeno una o due famiglie si sono occupate della chiesetta, dei suoi arredi, dei suoi terreni e del suo eremita, saggiamente con un occhio alla fede e uno alla festa.

Visitarla sapendo "ascoltare" le antiche e nuove voci e "leggere" forme e colori è come partecipare alla storia viva, forse modesta, ma autentica.

Fu la popolazione di Balerna a volere, a erigere e a gestire l'oratorio poco fuori dall'antico abitato, nel luogo dove probabilmente esisteva già una cappelletta. Benedetto nel 1688, ma probabilmente fu costruito nei 10–15 anni precedenti, poiché la bella statua in legno del Santo porta la data del 1675.

La visita pastorale del 1748 cita anche il portico davanti all'ingresso, la bellissima balaustra marmorea oggi ridotta a miseri resti e la cantoria ornata di finte architetture dipinte. Nel 1752 si erigono le cappelle della Via Crucis, originariamente ornate da pregevoli affreschi di Raffaele Suà di Sagno (1708–1766).

Tra il 1830 e il 1850 lo scenografo balernitano Giovanni Tarchini, attivo al teatro della Scala di Milano, esegue i decori geometrici della facciata e la finta abside prospettica di gusto neogotico. Altri lavori si fanno nel terreno circostante, usato come cimitero delle vittime del colera, essendo l'edificio usato come lazzaretto.

Infine tra il 2002 e il 2005 si compiono diversi lavori di restauro a numerose opere pregevoli. Tra queste meritano almeno una breve segnalazione la già pala d'altare della fine del Cinquecento con Maria, Giovanni e prelato ai piedi della croce nuda — con il donatore (l'arciprete Luigi Torriani?) forse dell'ambito di Giovan Pietro Gnocchi — e Il miracolo di Sant'Antonio e la mula, con donatori, di un pittore nordico, forse bavarese e databile a cavallo tra il XVI e il XVII secolo.

Testo di Anastasia Gilardi